VIDES Main: … con occhi nuovi

Sguardi di donne che si incontrano, mani di donne che si cercano, sentieri di donne che si
intrecciano e portano lontano…fino al Congo, all’ Angola, al Senegal, al Ghana, al Marocco, all’ Egitto
e poi raggiungono il Mali, il Togo…sfiorano la Cina, le Filippine, il Brasile, il Perù… Si avvicinano alla
Romania, alla Moldavia, all’Albania, alla Serbia, alla Bosnia… e non trascurano nessuna delle regioni
d’Italia, soprattutto quelle del Sud.
Abitare il mondo per noi, Fma e laici del Vides Main dell’Ispettoria Piemontese, è diventata
esperienza quotidiana, in questa grande periferia – la Circoscrizione n° 5 di Torino – che da sempre
è stata terra di immigrazione e ha visto dapprima fondersi, non senza fatica, i dialetti, le tradizioni,
le abitudini di vita della gente del Sud della nostra penisola e oggi è chiamata a confrontarsi con
un’infinità di mondi che, dopo viaggi spesso interminabili e angosciosi, cercano una terra di mezzo
dove gettare l’ancora.
Oggi, non diversamente da ieri, una delle scommesse continua ad essere quella di una accoglienza
connotata non dalle modalità di chi si sente padrone di casa ma di chi si vive come ospite della vita
e quindi condivide, pur avendo una storia diversa alle spalle, la stessa situazione di fragilità e di
incertezza che connota tutti quelli che sono consapevoli di muoversi nei luoghi inesplorati che la
vita degli altri – di ogni altro che si avvicina – porta con sé. Così come scegliere di scommettere sulle
risorse creative delle donne – straniere ed italiane – ci regala ogni giorno sorprese inedite e permette
di scrivere a quattro mani una nuova cultura del vivere insieme.
Ed è per questo che, invece di raccontarvi dell’alfabetizzazione linguistica, della formazione nel
taglio, nella confezione e nell’informatica per l’arricchimento delle competenze, del sostegno alla
genitorialità, della mediazione con le Istituzioni, la Scuola, il Territorio, del Banco Alimentare e del
tanto altro che nell’arco della settimana proponiamo loro, preferiamo che siano i gesti di creatività,
di affetto, di restituzione di queste giovani donne a narrare una storia che di ora in ora diventa
più ricca e coinvolgente.
Ciascuna attinge alle proprie radici per regalarci qualcosa ogni giorno…il saper andare oltre la
mancanza di cose materiali di alcune, la capacità di accoglienza e di condivisione di altre e ancora la
loro maternità diffusa, la difesa dei valori da trasmettere alle nuove generazioni, la memoria dei
luoghi dove hanno sofferto ma hanno anche imparato ad amare…il forte senso di comunità, la
speranza di un’emancipazione maggiore per le figlie… Non è difficile parlare con loro della bontà e
della misericordia di quel Dio che molte di loro chiamano con un altro nome ma che fa vibrare i
nostri cuori all’unisono, accorcia le distanze e rende il dialogo interreligioso non solo possibile ma
fecondo.
E la dinamica del dono è contagiosa. Superate infatti le prime resistenze a mettersi in gioco – molte
di loro provengono da villaggi sperduti sulle montagne o da città dove l’appartenere al genere
femminile è già di per sé sinonimo di sottomissione se non di sopruso – hanno mostrato una
creatività ed un’energia sorprendenti. Grazie alla disponibilità di alcune, la mediazione culturale è
assicurata e facilita i rapporti con i nuclei di recente immigrazione o aiuta a prevenire passi falsi con
i capifamiglia, soprattutto là dove “l’Occidente” viene inteso come una realtà da cui difendersi. Altre
hanno dimostrato una predisposizione particolare ad interagire con i bambini e così i nostri giochi
di gruppo sono diventati interculturali in modo naturale, altre ancora hanno preso a cuore i luoghi
dove i nostri giovani giocano, studiano, svolgono le attività e, insieme alle volontarie di sempre,
collaborano a renderli puliti, piacevoli, accoglienti. Il Banco Alimentare non può più fare a meno
delle braccia e della capacità organizzativa di chi, come molte di loro, è abituato a vivere di poco e
sa gestirlo…Tutto questo in una sorta di welfare generativo dove immettere risorse ed energie
innesca circuiti vitali per il bene comune.

E poi, certo non ultimo aspetto, la gratitudine…forse un po’ persa di vista nella nostra società dove
sembra aver valore solo ciò che ha un prezzo. Per loro, invece, ha una valenza molto forte e spesso
sentono il bisogno di esternarla. Quanto è accaduto da non molto ne è un esempio.
Di recente, nel nostro Centro Aggregativo “La Finestrella” tirava un’aria un po’ particolare, il dialogo,
trasversale alle culture, era intenso e vivace. Pur desiderando prendervi parte, un certo sesto senso
acquisito negli anni, ci diceva che dovevamo rimanerne fuori. Un pomeriggio, verso le 17 – l’ora in
cui siamo soliti fare merenda con i bambini, i ragazzi, le mamme presenti – il Centro si è trasformato
e ha assunto i colori e i sapori del mondo. Tovaglie con ricami preziosi, teiere finemente cesellate,
cibi e dolci di tutto il mondo presentati con arte hanno ricoperto tutti i tavoli che è stato possibile
trovare e in mezzo una grande, grandissima torta su cui campeggiava la parola Grazie, scritta nelle
varie lingue di appartenenza. Queste incredibili donne, con le loro storie di sofferenza, avevano
fatto tutto da sole, con un passa parola discreto e, di questo siamo certi conoscendo le loro
situazioni di vita, con tanto sacrificio.
I nostri sguardi più che le nostre parole, hanno lasciato trasparire lo stupore e la gioia che l’accaduto
ha suscitato nei nostri cuori, gli abbracci che si sono susseguiti, le frasi che ognuna ha sentito il
bisogno di dire ci hanno ancora una volta confermati nell’idea che se cerchi il punto accessibile al
bene e lo aiuti ad emergere, questo a sua volta diventa moltiplicatore di bene per il mondo.

La Comunità del Vides Main Ispettoria Piemontese Maria Ausiliatrice

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