VIDES MAIN: CONTINUARE A SOGNARE

Non era mai accaduto che nei trenta anni di presenza sul territorio della grande periferia torinese del distretto Nord Ovest della città – il Vides Main non potesse spalancare le porte ai bambini, ai ragazzi, agli adolescenti, ai giovani e alle famiglie che ogni giorno varcano la soglia dei nostri Centri Aggregativi dove, come dicono loro, “qui non si suona, si entra, trovi qualcuno che ti aspetta a tutte le ore”.

Eppure, è accaduto, complice quel terribile virus che i nostri bimbi più piccoli hanno disegnato come un mostro feroce che impedisce alle persone di avvicinarsi. Pur comprendendo le misure che ogni giorno si sono susseguite, sempre più stringenti, abbiamo sentito con forza che in una situazione come la nostra, non era possibile trincerarsi in casa e aspettare gli eventi. La comunità educante del Vides Main è cresciuta alla scuola di suor Angela Cardani – che l’ha sognato a lungo e l’ha fondato 30 anni fa – e di una comunità religiosa che, insieme a lei, ha percorso instancabile le strade degli agglomerati popolari per condividere la vita della gente, per portare speranza e dire a tutti che il Dio della Vita non dimentica nessuno dei suoi figli. Ci è sembrato che lassù dal cielo, che ha raggiunto pochi mesi fa, con quell’intercalare lombardo, che ogni tanto rispolverava, suor Angela ci dicesse “ndém tusan”, ovvero “andiamo ragazzi” che era  la sua parola d’ordine soprattutto nei casi che esigevano una risposta immediata.

Il nostro è un territorio complesso, dove si incontrano storie di vita che  devono fare i conti con la straordinaria dilatazione delle disuguaglianze, con un ambiente spesso povero di strumenti educativi, con fatiche notevoli per l’integrazione, con rischi sempre più consistenti di dispersione scolastica, perdita dell’occupazione, della casa, con il deterioramento dei legami familiari e della stima di sé. Guardandolo, però, con gli occhi dell’ottimismo salesiano, quelli che i più definiscono aeropaghi del disagio, hanno in sé potenzialità da mantenere vive – è la zona della città che ha il più alto numero di popolazione giovanile e che registra una grande voglia di riscatto e di protagonismo delle donne italiane e straniere -, risorse che attendono di essere coinvolte, capacità di accoglienza e di gratitudine, passate un po’ di moda nel mondo di quelli che hanno situazioni stabili e consolidate…

Di fronte a questa situazione, abbiamo avvertito Il rischio che la recente crisi economica e l’attuale emergenza potesse  vanificare in parte l’azione di sviluppo di comunità, portato avanti negli anni e indurre i nostri destinatari  a disimparare l’arte del negoziare significati condivisi e modalità di convivenza reciprocamente gratificanti.

E allora? Ci siamo incontrati, pur rispettando il metro di distanza, ci siamo guardati negli occhi e ciascuno di noi, a seconda delle sue specificità e competenze, ha scelto di mettersi in gioco. Essere eredi di un sogno vuol dire anche non dimenticare che in tempi lontani Don Bosco e Madre Mazzarello  non si sono tirati indietro di fronte alle epidemie e non hanno avuto paura del contagio.

La nostra task force, formata da FMA, educatori, animatori, allenatori, volontari ha scelto, pur cambiando modalità, di non perdere di vista nessuno dei settori in cui in tempi di normalità abitualmente si muoveva, anzi di potenziarlo. Si è impegnata a  farlo non da soli ma con la rete consolidata con cui il Vides Main  lavora nel quotidiano, il Comune di Torino, le Fondazioni – in particolare Save the Children e la Compagnia di San Paolo – la Protezione Civile, i servizi sociali, i consultori pediatrici e familiari, gli ospedali dove nascono i bambini torinesi di “origine e di adozione”, le scuole, le agenzie di tempo libero presenti nella stessa area urbana.

L’attività di questi giorni si snoda in più direzioni perché insieme all’educazione occorre occuparsi anche della sopravvivenza delle famiglie più fragili, delle mamme sole con i figli, di quelle che avevano contratti a chiamata o lavoravano in piccole imprese che oggi sembrano essersi dissolte nel nulla, di chi ha in casa un disabile e il centro diurno è chiuso…

Allora con il supporto di Save the Children, del Banco Alimentare, di quello Farmaceutico e con l’aiuto dei tanti amici che ci sostengono, abbiamo raggiunto, con la nostra Unità Mobile, questi nuclei nelle loro case, o meglio nel rispetto delle norme, sulla soglia dei loro portoni e abbiamo consegnato loro pacchi con generi di prima necessità alimenti per l’infanzia, insieme a qualche ‘ dolcezza ‘e a libri e pennarelli per i bambini e per i ragazzi. La consegna è settimanale, l’unico rimpianto non poterci abbracciare, non avere la possibilità di  accarezzare i bimbi, di entrare per un caffè e raccontarci un pezzo di vita. Dopo che hanno ritirato il pacco, escono  sui balconi, si sbracciano per salutarci, ci fanno vedere di lontano i figli piccoli, nell’attesa di rivederci presto e poi mandano messaggi per dire grazie in tutte le lingue del mondo, perché ormai il mondo abita sul nostro territorio. Alle famiglie che seguiamo da tempo se ne sono aggiunte tante altre, segnalate dalla rete con cui ci muoviamo che abitano anche in zone diverse e in questo modo il nostro furgone percorre in lungo e in largo le strade cittadine, non solo per portare un pacco ma per dire con gesti concreti “ci siamo, ci impegniamo a so – stare con voi”, a non lasciarvi soli.”

La vicinanza si esprime anche nell’arco della settimana quando raggiungiamo, con le videochiamate o con i WhatsApp, soprattutto le mamme che sono quelle su cui ricade il peso maggiore di questa emergenza. Molte di loro, infatti, vivono in 35/40 mq con 4 o 5 bambini e il marito, con il quale non sempre i rapporti sono sereni. Hanno bisogno di essere affiancate, di riscoprirsi come donne e non solo come madri, di sentire che qualcuno è disposto a camminare con loro.

L’altro versante che ci vede in prima linea è quello della scuola. Forse non ci eravamo accorti fino in fondo di quanto fosse importante poter accogliere i nostri bambini/ragazzi per i compiti, per aiutarli ad acquisire un metodo di studio e, allo stesso tempo, lasciare che, soprattutto i preadolescenti e gli adolescenti, sfogassero la loro “rabbia” nei confronti del mondo per restituire in modo ordinato le loro emozioni. E, ancora, avere l’opportunità di interagire con i loro insegnanti, costruire progettazioni condivise e personalizzate e fare in modo che nessuno uscisse dai normali percorsi scolastici. Oggi è tutto diverso ma abbiamo accesso alle piattaforme delle varie scuole, ai registri elettronici e molti di noi trascorrono gran parte della giornata a supportare i ragazzi nell’esecuzione dei compiti, ad incoraggiarli perché non si arrendano davanti alle difficoltà. Queste, peraltro, sono reali, molte famiglie hanno solo uno smartphone, i Giga finiscono subito, i fratelli se li contendono non sempre pacificamente. Abbiamo organizzato una vera e propria caccia al tesoro per tablet e computer, in questo  si stanno rivelando magnifici compagni di viaggio Save the Children e la Compagnia di San Paolo che si sono impegnati a supportarci.

I nostri bambini/ragazzi hanno anche dovuto interrompere tutte le attività espressive e sportive che svolgevano con noi – spesso le uniche possibilità per lasciarsi alle spalle almeno per un po’ le loro situazioni difficili – ma anche qui abbiamo provato a non arrenderci. Non eravamo molto presenti sul mondo dei social e allora ci siamo inventati da zero una pagina Facebook e un
canale YouTube dove pubblicare giochi didattici, attività manuali, esercizi di danza, hip hop, rugby e le fiabe della buona notte per i più piccoli. Raggiungiamo anche le mamme con quelle che chiamiamo “le pillole di Italiano” perché nella quarantena non dimentichino quello che hanno imparato nei nostri corsi. Guardiamo con particolare attenzione ai nostri adolescenti, non possiamo più stare con loro sulle panchine e sui muretti, abbiamo provato, allora, a crearne di virtuali su cui sederci in queste settimane strane, difficili, imprevedibili e anche drammatiche. La voglia di trasgredire fa parte di questo momento della loro vita e l’unica possibilità è continuare a scommettere su di loro, cercando di ascoltarli senza fine ma anche di coinvolgerli nell’inventare proposte per i più piccoli e in un cammino interattivo di formazione all’animazione in vista del Centro Estivo che ,chissà, se si potrà realizzare.

Il binomio “pane e cultura”, condito con tutta l’amorevolezza di cui siamo capaci, è quello che guida le nostre giornate. Siamo consapevoli di essere una goccia nel mare, sperimentiamo un forte senso del limite ma sentiamo anche che in questa avventura non siamo soli. Abbiamo imparato in questi anni di frontiera a guardare “il cielo sopra i tetti” delle nostre torri a dieci piani e siamo sicuri che l’orizzonte si aprirà e come dice una recentissima canzone “rinasceremo” e forse saremo più capaci di volerci bene e di fidarci di Chi da sempre “ha scritto i nostri nomi nel cielo”. E poi, da qualche mese, proprio in cielo, abbiamo una protettrice in più. Affidiamo a suor Angela le nostre giornate intense e le chiediamo di guardare con l’affetto con cui li ha sempre guardati, tutti quelli che fanno parte della grande famiglia del Vides Main, per cui lei ha sognato in grande e ai quali ha dedicato la vita.

 

 

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