SUOR SARA CAROGLIO RACCONTA LA SUA ESPERIENZA DI DAD

Sara Caroglio, giovane suora salesiana, quest’anno ha fatto la sua prima esperienza di insegnamento al CIOFS FP Piemonte, presso la sede Virginia Agnelli. A lei la parola per raccontare il vissuto in questo periodo così particolare…

In questo tempo di pandemia ho la grazia di avvicinare una realtà complessa e sfaccettata che mi mette profondamente in cammino come persona, come donna, come consacrata. Una realtà, quella dei giovani, che mi chiede, e contemporaneamente mi insegna, una disponibilità a stare e ad abitare un tempo in cui l’incertezza può e deve trasformarsi da problema a risorsa. 

Vedo genitori e famiglie ferite e profondamente segnate dalla disuguaglianza sociale, dall’emergenza economica, sfigurate nell’incomunicabilità, nella violenza, nella divisione. Ragazzi traditi dal miraggio di strade che chiamiamo “facili” ma che sembrano l’unica risposta ad una sete di relazione forte, “credibile”, “stabile”. Vedo sguardi spenti, preoccupati, tristi; vedo ragazzi incurvati dal peso di anni che non hanno ancora. Ragazzi smarriti drammaticamente soli, tenuti a distanza da un mondo di adulti che forse ha disimparato a mettersi in gioco, a rischiare, a non avere tutto sotto controllo, a rimanere aperti all’inedito. Nella storia, è nell’inedito che ci si conosce, che ci si scopre e ci si dona all’altro, che lo si accoglie; è nell’inedito che maturano i sogni. è in questo inedito che passa Dio.

Eppure in tutto questo vedo ragazzi che non mollano, che non si sottraggono ai colpi duri che la vita sferra sovente senza preavviso. Vedo ragazzi che imparano a stare in piedi come possono, come riescono, come sanno e come spesso imparano a fare da soli. Ragazzi aperti ad aiutare chi si trova in difficoltà, che non restano indifferenti alla sofferenza dei più deboli ma che anzi sono disposti a giocarsi molto di più per dire a altri ciò che troppo raramente si sentono dire: “io ci sono, non ti lascio solo”. Ragazzi che nonostante tutto hanno sete di vita, di bellezza, di semplicità e di amore.

In questo tempo emerge come l’educazione non sia mai slegata dalla storia e ogni storia ha la sua emergenza, la sua difficoltà, ma è proprio da questa che passa una scelta di fondo: vivere la propria contraddizione come luogo di crescita.

In questo tempo di pandemia sto imparando da loro ad essere adulta, ad essere donna e ad essere consacrata.

Maria, ti chiedo di custodire gli orizzonti grandi che portano nel cuore i giovani, le loro domande e le loro speranze e di permettere ad ogni adulto che poni loro accanto di scoprire la bellezza di camminare insieme, di lasciarsi spiazzare da loro per crescere insieme. 

sr Sara

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