

La questione non riguarda più semplicemente l’accesso ai mezzi, ma l’accesso - attraverso i mezzi - alla cultura. La possibilità di connettersi con i propri simili, di esercitare attività economiche, di creare comunità in rete, di dare un significato all’esistenza, è sempre più vincolata alle nuove forme di comunicazione elettronica. (J. Rifnik) 1987, Università del North Carolina, a Chapel Hill. Si realizza la prima conferenza mondiale sugli ipertesti annunciando che “qualcosa di grande ed emozionante sta per accadere”. Nella stessa occasione viene superata l’idea riduttiva del computer visto semplicemente come una macchina da scrivere o un calcolatore. Non si tratta solo di uno strumento, ma di una possibilità nuova di conoscenza che sconvolge i parametri di spazio e tempo, cambia i ritmi vitali, potenzia la capacità umana di manipolazione simbolica.La mediazione tecnologica nell’educazione si riferisce alle riflessioni intorno alla presenza e ai molteplici usi delle nuove tecnologie, che stanno costruendo una nuova cultura. Purtroppo, anche nella stessa scuola, il computer è visto solo come una macchina da scrivere e vengono ignorate tutte le altre potenzialità, che costituiscono lo specifico di tale invenzione. Si richiede allora l’aggiornamento costante degli educatori affinché possa essere fatta una mediazione corretta. L’UNESCO ammette che sono ancora pochi i paesi che hanno avviato un cammino appropriato di formazione degli educatori in quest’area. La maggioranza degli investimenti si riduce all’acquisto di strumenti (hardware), cioè ci si preoccupa di garantire macchine senza pensare a progetti di alfabetizzazione o a indicare mappe di navigazione sfruttando la potenza rivoluzionaria del computer nella via della conoscenza e della comunicazione.Tale situazione, per fortuna, è già superata in molti ambienti educativi.Semplicemente riferendoci a esperienze di casa nostra, sappiamo di cyber caffè che funzionano negli oratori coinvolgendo molti giovani nella ricerca e anche nel gioco. Si sono attivati centri giovanili in rete. Nelle scuole, si è inventata una didattica interattiva. C’è chi, addirittura, con una mediazione tecnologica ben fatta è riuscito a realizzare un ecosistema comunicativo che coinvolge persone e ambienti diversi: bambini, adolescenti, giovani e adulti della scuola, del centro giovanile, della comunità religiosa, dell’intera comunità educante. È l’esempio della Bottega d’Europa di suor Caterina Cangià, che attraverso il computer e il teatro, non solo insegna l’inglese a più di cento ragazzi/e dai 4 ai 20 anni, ma costituisce un luogo vitale dove tutti trovano spazio per esprimersi secondo i criteri della multimedialità e dell’interattività, che li rende protagonisti di una nuova avventura.Di fronte a queste prospettive allettanti, ma difficili, qualcuno potrebbe scoraggiarsi per la poca conoscenza dei programmi e per il poco dominio delle tecnologie. Lo stesso Ismar de Oliveira, teorico della educomunicazione e docente universitario a S. Paolo del Brasile, dice: “Senza dubbio, una volta comprese le necessità dell’educazione, un buon educomunicatore saprà farsi accompagnare da specialisti del settore. È importante però garantire, attraverso le tecnologie, l’ampliamento del campo espressivo per educatori ed educandi. Se questo avviene, l’interazione tra comunicazione-educazione sarà effettiva”.