La comunicazione per la cittadinanza

Sta nascendo il cittadino elettronico che dobbiamo aiutare ad essere onesto, ad aprirsi all’aldilà della rete e a riconoscere la paternità di Dio, perché sia un buon cristiano. (Juan Vecchi) Il 1987 è l’anno in cui anche in Africa, con largo anticipo rispetto a molti paesi d’Europa, si inizia a utilizzare la telematica per la lotta in difesa dei diritti civili. Lo strumento di questa lotta è Worknet, una rete nata in Sudafrica, che riesce ad offrire un supporto telematico a tutte le forze in lotta contro l’apartheid, nonostante una forte repressione da parte della polizia locale.In Brasile, nel 1988, la potenza delle reti viene utilizzata per far giungere al mondo la notizia dell’assassinio dell’ecologista Chico Mendes. Nonostante la censura di telefoni e fax, le ONG impegnate nella salvaguardia dell’ambiente, riescono, attraverso una cascata di e-mail, a indurre il governo brasiliano a condannare gli assassini di Chico Mendes.Così in Cina, durante la crisi di Piazza Tien An Men nel 1989, la telematica riesce a sfuggire ai controlli governativi per far giungere al resto del mondo ciò che sta realmente capitando.Tutti noi siamo al corrente di quanto potere di pressione possono avere le campagne telematiche contro la pena di morte, contro la guerra, per la salvaguardia dei diritti umani. La rapidità della rete e la possibilità di raggiungere tutto il mondo in tempo reale rende più coordinate e potenti tali azioni della democrazia e partecipazione.Se vogliamo educarci ed educare alla cittadinanza, oggi, è necessario comprendere i meccanismi della produzione e del consumo dell’informazione e del suo impatto sociale e culturale. L’attenzione a questo riguardo si gioca su due poli: abilitarci e abilitare alla percezione critica; credere di essere in grado di produrre informazione alternativa e formare volontari in questo settore.Riguardo al primo polo, Len Masterman, docente all’università inglese di Liverpool, considera che la coscienza degli educatori circa la continua manipolazione che interessa il sistema democratico dei media e che pone a rischio la democrazia del mondo, è un fatto capace di mobilitarci a lavorare in quest’area della cittadinanza. Ognuno può verificare questo processo nei propri Paesi e prendere le relative decisioni educative. Riguardo al secondo polo, l’idea rivoluzionaria è convincersi che la vera informazione non è solo quella delle grandi firme del giornalismo, ma pure noi, giovani volontari, missionari e missionarie, semplici cittadini, abbiamo la possibilità di contribuire ad un’informazione alternativa espressione genuina della società civile.

-