La festa dei popoli. Porta Palazzo c’è.

Veramente tanti, forse mille, martedì 6 gennaio al Santo Volto: un luogo simbolo per la Chiesa torinese e, perché no, per ogni persona approdata in città da ogni dove.

Anche per la Comunità Musulmana la zona è familiare, perché nell’ ampia tettoia dell’area ex Teksid e Michelin, di fronte al Santo Volto, si ritrova ogni anno a celebrare la fine del Ramadan, la festa di Aid El Fitr (رمضان).

Ma Santo Volto, oltre al volto di Cristo e all’innovativa struttura di Mario Botta, dovrebbe essere quello di ciascuno di noi, reciprocamente, se l’umanità fosse realmente degna di tale nome.

Cesare Nosiglia, Arcivescovo di Torino, ha proprio voluto sottolineare questo, dialogando con le 15 comunità cristiane di diversi Paesi, radunate per la celebrazione della Festa dei Popoli ormai tradizionale in Diocesi, nel giorno dell’Epifania.

Lo ha fatto ricordando un volto: quello dell’uomo che ha perso la vita, carbonizzato nel convoglio abbandonato al Lingotto.

Un “volto invisibile” che va illuminato, perché rimbalzi sui nostri, su quello della Torino dei Santi sociali: il volto della “seconda città”, quella che resta nascosta alla “città che conta”.

Il volto dei poveri che vivono accanto a noi e ci guardano, nascosti dai cartoni della nostra indifferenza.

 

Provocazioni pesanti, serie, pur nel clima di festa e nell’entusiasmo di una celebrazione liturgica dai toni insoliti per le nostre chiese che sanno di geriatria spirituale.

Ritmi, colori, danze e preghiere calde di vita, nella condivisione di una Parola comprensibile e resa vicina perché sbriciolata con realismo, concretezza e umanità.

Nella ricchezza di questa umanità spirituale, nell’incontro e nella reciprocità serena dei volti abbiamo sperimentato il cammino dei Magi che, visto il Bambino, pieni di gioia tornarono per un’altra strada!

“Per un’altra strada”: questa è la scommessa!

Questa è la profondità, la profezia della “mani fest azione”!

MANI: per portare e ricevere un dono!…Dono che, inevitabilmente genera festa…

FESTA: vuota, inutile se non diventa RI-CREAZIONE. Un’esperienza capace di rigenerare e produrre AZIONI nuove, scelte nuove, politiche e spiritualità nuove!

La Festa dei Popoli, ogni anno, ci da un assaggio del sogno di un’umanità nuova, dove termini come immigrato, straniero, profugo, rifugiato, clandestino, extracomunitario…non hanno più senso, perché solo vale la manifestazione dei “volti santi” che siamo.

Facile sperimentarlo in un evento voluto, preparato e costruito con la buona volontà di chi ci crede; dove l’altro “mi assomiglia” comunque, perché sorride disarmato, come me; dove anche il Rom non fa più paura, perché si “manifesta” diversamente: non è più lo scippatore di Porta Palazzo, ma sul palco diventa l’artista che mi regala il fascino misterioso delle danze attorno al fuoco di campo e mi commuove con la sua musica struggente di nostalgia…

Più difficile viverlo dentro eventi come quelli appena attraversati a Parigi…

Ci piace condividere ciò che ha affermato l’ europarlamentare Cécile Kyenge:

“Non c’è atto di violenza che possa richiamarsi ad una religione. Non dobbiamo mai dimenticare che sono le persone ad uccidere e non le religioni. Non permetteremo mai a fanatici terroristi di arrogarsi il diritto di rappresentare miliardi di persone”.

Per questo… non possiamo confondere i volti…

Sr Julieta, sr Paola, le Volontarie di “Aperta mente Cittadine”

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